| I primi feudatari di Leveranno furono gli Squarciafico, ed in particolare Umberto Squarciafico (1557-1562), che acquistò i feudi di Galatone, Lequile, Leverano, S. Cassiano e Veglie. Egli fu un esoso mercante il cui solo intento era quello di aumentare il proprio patrimonio, anche a costo di godere di poca fama presso i propri sudditi. Più tollerante e meno dispotico fu il figlio Stefano (1562-1567) succedutogli alla morte, ma come lui avido di guadagni. Tuttavia, grazie alla sua cancellazione di alcuni diritti padronali molto sfavorevoli al popolo, si ebbe un certo risveglio culturale del Feudo. Alla sua morte il feudo passo nelle mani del primogenito Giulio Cesare Squarciafico (1567-1582), morto il quale non avendo eredi diretti, il feudo passo a Livia Squarciafico, ultima erede della famiglia, ed a suo marito Galeazzo Pinelli, marchese di Galatone e duca di Acerenza. Fu in questo periodo che Leverano ebbe il suo miglio periodo di innovamento culturale | e spirituale, con la costruzione della Chiesa Matrice (1582), del Convento dei Francescani (1582), ed il Monastero delle Monache Benedettine (fine 500). Nel corso dei secoli il feudo si succedette da padre in figlio, fino ad arrivare all'ultimo Pinelli, Anna Francesca (1722-1806), che sposò il principe Antonio Pignatelli, marchese di S. Vincenzo, che per maritaggio assumette l'intero controllo del feudo fino al 1806, anno di estinzione del sistema feudale. Nell'Ottocento anche Leverano partecipò al movimento risorgimentale, attivando una sede di incontri carbonari ed intervenne con una significativa presenza al plebiscito che nel 1860 segnò l'annessione al Regno d'Italia. Nel nostro secolo Leveranno ha dato il proprio contributo umano alle due guerre mondiali: in particolare nell'ultimo conflitto la presenza di un campo di aviazione ha coinvolto tutta la cittadinanza negli orrori della guerra. | |||||||||