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La Chiesa Matrice di Leverano si dice costruita sulle basi
di un'altra chiesa preesistente, anche se non vi è alcuna prova a sostegno
di questa tesi. L'edificio attuale, iniziato nel 1589, fu distrutto dal terremoto
del 1743 e restaurato nel 1747. Nel 1615 fu costruito il coro ligneo, pregevole
opera a 24 stalli, che richiama nello stile a stalli intagliati quello della
cattedrale di Brindisi. Il pulpito, anch'esso intagliato nel legno dovrebbe
risalire alla prima metà del 1700, così come l'organo,restaurato nel 1950.
Il frontale della chiesa, con il portone centrale fu terminato nel 1622, come
risulta anche dal "millesimo2 apposto all'ingresso. Osservando l'esterno della
matrice si ha l'impressione che il costruttore abbia voluto ignorare ogni
effetto ornamentale e statico per dare, piuttosto, di forza. La facciata anticipa,
nella sua divisione in zone, le tre navate. Alle due navate laterali corrispondevano
due portali che furono murati dopo il terremoto del 1743, che aveva pregiudicato
la stabilità dell'edificio. In seguito alla chiusura dei due portali furono
aperti, al di sopra di essi, due finestroni per dare area e luce alle navate
laterali. La facciata è piuttosto povera di elementi ornamentali, del tutto
privo ne è il perimetrale destro, se si esclude il cordone che continua quello
del prospetto. Su tale muro si apre un portone che certamente servì quale
ingresso principale fino quando (1622) durarono i lavori per la costruzione
del prospetto con i tre portali. A lato di questo portone sono ancora visibili
epigrafe in latino ed un basso rilievo raffigurante una torre agganciata dalle
braccia da angeli. Continuando lungo il perimetro al muro posteriore, che
include anche il perimetrale del coro, che poggia su una volta a botte e su
vecchie abitazioni. Lungo i muri laterali del coro sorgono due alte finestre
con volta a botte, mentre posteriormente, in corrispondenza delle navate laterali,
troviamo due rosoni circolari di quello destro murato, certamente a seguito
del terremoto del 1743, ma del quale resta intatta la cornice.
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| Molto bello è il rosone, in pietra leccese, della navata sinistra, ma anche questo non dovrebbe essere l'originale, considerato che il crollo del campanile nel 1829, distrusse parte della navata sinistra. Tutto il lato sinistro del perimetro non è attualmente visibile per le numerose abitazioni che, nel tempo, vi si sono addossate. Tutta la costruzione è sovrastata da due cupole: una copre l'altare maggiore, come un ombrello ad otto spicchi; l'altra, ben più pregevole e menzionata dagli storici, è quella che fa da copertura al cappellone del SS. Sacramento. Il cappellone e la cupola originari furono però distrutti dal crollo del campanile del 31 marzo 1829, ma presto furono ricostruiti con la cupola rinnovata e l'interno abbellito da pitture murali. Dopo il crollo del 1829 il campanile non fu più rifatto, ma solo in epoca recente è stato sostituito da un altro di moderna fattura che contrasta che contrasta con l'interno del fabbricato. All'interno la chiesa riprende il motivo del frontale dividendosi in tre parti con due file di pilastri, quattro per fila, a base quasi rettangolare. I primi sei pilastri si innalzano quasi a reggere il "plafond" e dalla loro metà superiore partono le volte in muratura a "spigoli" delle due nevate laterali. Gli ultimi due pilastri, invece, si curvano quasi verso l'interno e vanno a formare "l'arco trionfale". Essi sono di dimensioni maggiori in quanto in quanto vanno a reggere la cupola dell'altare maggiore. Il soffitto della chiesa è del tipo "cielo appeso" e nasconde la copertura a capriate della navata centrale che, al contrario delle laterali in muratura, ha una copertura a tegole. Come gli ultimi due pilastri, anche le ultime due volte delle navate laterali differiscono dalle altre e, caso strano, anche tra di loro. Delle due la più antica dovrebbe essere quella destra, ricostruita dopo il terremoto del1743, mentre quella sinistra fu rifatta dopo il crollo del campanile nel 1829, cercando di copiare la volta della navata centrale. Quasi tutti gli altari che riempiono la Chiesa Matrice di Leverano sono riconducibili al 1700. Probabilmente il più antico è l'altare delle "Anime defunte" che presenta uno stile completamente diverso dagli altri ed è ornato da due tele, non datate né firmate, e da due statue di gesso. La tela incastonata nell'altare dei "SS. Andrea e Giacomo", invece, è datata 1601 ed è firmata da un certo Tonio d'Orlando da Nardò. Questa tela è stata restaurata nel 1925 dal leveranese Gustavo Perrone. Tra gli altri alteri spicca quello di "S. Rocco", posto sul muro di fondo della navata destra. Altare unico nella sua forma, esso è in stucco e racchiude un bassorilievo in cartapesta, opera di Cav. R. Caretta del 1912. | |||||||||